Privacy e motori di ricerca

google privacyLa Corte di giustizia dell’Unione europea è stata ancora una volta interrogata sull’interpretazione del dettato normativo della direttiva 46/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati (G.U. L. 281, pag. 31).

La Corte, ha innanzitutto affermato che, l’attività di un motore di ricerca consistente nel trovare informazioni pubblicate o inserite da terzi su Internet, nell’indicizzarle in modo automatico, nel memorizzarle temporaneamente e, infine, nel metterle a disposizione degli utenti della rete secondo un determinato ordine di preferenza, deve essere qualificata, qualora tali informazioni contengano dati personali, come “trattamento dei dati personali” ai sensi dell’articolo 2 lettera b) della direttiva 46/95/CE, e, di conseguenza, il gestore di di detto motore di ricerca deve essere considerato come il “responsabile” del trattamento summenzionato, sempre ai sensi dell’articolo 2 lettera b) di cui sopra.

Si sottolinea che il trattamento di dati personali effettuato nell’ambito dell’attività di un motore di ricerca si distingue da e si aggiunge a quello effettuato dagli editori di siti web, consistente invece nel far apparire tali dati su una pagina web.

La Corte è stata poi interrogata sull’estensione della responsabilità del gestore del motore di ricerca, e a tal riguardo ha precisato che quest’ultimo, in presenza di determinate condizioni, può essere obbligato a sopprimere dall’elenco dei risultati di una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona i link di pagine web pubblicate da terzi e contenenti informazioni relative a questa persona, anche nel caso in cui tale nome o tali informazioni non vengano previamente o simultaneamente cancellati dalle pagine web, e ciò eventualmente anche quando la loro pubblicazione sia di per sé lecita.

Il trattamento di dati personali effettuato dal gestore di un motore di ricerca può infatti incidere significativamente sui diritti fondamentali al rispetto alla vita privata e alla protezione dei dati personali, dal momento che detto trattamento consente a qualsiasi utente di internet di ottenere una visione complessiva strutturata delle informazioni relative ad una determinata persona reperibili su internet, che toccano potenzialmente una moltitudine di aspetti della sua vita privata e che senza il suddetto motore di ricerca, non avrebbero potuto essere connesse tra loro, permettendo, di fatto, di stabilire un profilo più o meno dettagliato della persona oggetto della ricerca.

La gravità potenziale di tale ingerenza non può essere giustificata dal semplice interesse economico del gestore del motore di ricerca. Tuttavia, poiché la soppressione di link dall’elenco dei risultati potrebbe, a seconda dell’informazione in questione, avere ripercussioni sul legittimo interesse degli utenti di internet potenzialmente interessati ad avere accesso a quest’ultima, occorre dunque ricercare un giusto equilibrio tra tale interesse e il diritto alla riservatezza e alla privacy della persona. A tal riguardo la Corte rileva che, se indubbiamente i diritti della persona interessata prevalgono, di norma, anche sul citato interesse degli utenti di internet, tale equilibrio può nondimeno dipendere, in casi particolari, dalla natura dell’informazione di cui trattasi e dal suo carattere sensibile per la vita privata della persona suddetta, nonché dall’interesse del pubblico a disporre di tale informazione, il quale può variare, in particolare, a seconda del ruolo che tale persona riveste nella vita pubblica.

Infine, la Corte si è pronunciata sul’esercizio del c.d. diritto all’oblio, sempre in riferimento all’attività svolta dai gestori di un motore di ricerca. Un trattamento inizialmente lecito di dati esatti può divenire, con il tempo, incompatibile con la direttiva suddetta qualora tali dati non siano più necessari in rapporto alle finalità per le quali sono stati raccolti o trattati. Tale situazione si configura in particolare nel caso in cui i dati risultino inadeguati, non siano o non siano più pertinenti, ovvero siano eccessivi in rapporto alle finalità suddette e al tempo trascorso. In tali ipotesi, e a seguito della domanda da parte della persona interessata ai sensi dell’articolo 12 lettera b) delle direttiva 46/95/CE, laddove le informazioni appaiano, alla luce dell’insieme delle circostanze caratterizzanti il caso di specie, inadeguate, non pertinenti o non più pertinenti, ovvero eccessive in rapporto alle finalità del trattamento, tali informazioni e i link che portano ad esse devono essere cancellate dall’elenco dei risultati della ricerca.

Nel valutare domande di questo tipo proposte dalla persona interessata contro il trattamento realizzato dal gestore di un motore di ricerca, occorre verificare in particolare se l’interessato abbia diritto a che l’informazione riguardante la sua persona non venga più, allo stato attuale, collegata al suo nome da un elenco di risultati che appare a seguito di una ricerca effettuata a partire dal suo nome. Con la dovuta precisazione che la constatazione di un diritto siffatto non presuppone automaticamente che l’inclusione dell’informazione in questione nell’elenco di risultati arrechi un pregiudizio all’interessato.

Si ricorda che l’interessato, sulla scorta dei suoi diritti fondamentali previsti dagli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, può chiedere direttamente al gestore del motore di ricerca che una determinata informazione non venga più messa a disposizione del grande pubblico in virtù della sua inclusione in un elenco di risultati. In tal caso il gestore del motore di ricerca deve procedere al debito esame della loro fondatezza. Qualora il responsabile del trattamento non dia seguito a tali domande, la persona interessata può adire l’autorità di controllo o l’autorità giudiziaria affinché queste effettuino le verifiche del caso necessarie e ordinino a detto responsabile l’adozione di misure precise conseguenti.  

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