Pedopornografia: senza scampo se la divulgazione avviene tramite Facebook

facebookLa Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n.16340/2015, in materia di pornografia minorile ex art. 600-ter cod. pen., si è espressa sulla potenzialità diffusiva dei social network come Facebook.
Il reato di pornografia minorile costituisce reato di pericolo concreto, mediante il quale l’ordinamento appresta una tutela penale anticipata della libertà sessuale del minore, reprimendo quei comportamenti prodromici che, anche se non necessariamente a fine di lucro, ne mettono a repentaglio il libero sviluppo personale con la mercificazione del suo corpo e l’immissione nel circuito perverso della pedofilia.
Per la sussistenza del reato di pornografia minorile deve pertanto ricorrere un concreto pericolo di diffusione del materiale prodotto. Detto pericolo deve essere accertato di volta in volta dal giudice, sulla base di vari elementi sintomatici, fra i quali la giurisprudenza annovera “la disponibilità materiale di strumenti tecnici di riproduzione e/o trasmissione, anche telematica, idonei a diffondere il materiale pornografico in cerchie più o meno vaste di destinatari”.
La Suprema Corte di Cassazione però, con la sentenza in commento, ritiene oggi non necessario alcun specifico accertamento sulla potenzialità diffusiva, laddove lo strumento telematico prescelto per la diffusione del materiale pedopornografico sia un social network come Facebook.
La “piazza telematica”, argomenta la Corte, è aperta a tutti e la sua idoneità a diffondere quanto tutti vi versano, incluso il materiale pornografico, ha raggiunto un livello notoriamente così elevato da esonerare la necessità di valutazione del concreto pericolo, nel momento in cui il materiale, appunto, è inserito entro un frequentatissimo social network quale Facebook.
La “cerchia sterminata di pedofili” (così con suggestiva efficacia si esprimevano le Sezioni Unite nella sentenza n. 13/2000), non è più agevolmente e specificamente estrapolabile da una platea cosi estesa, miscelata e onnicomprensiva come quella di un social network, per cui l’inserimento del materiale nel relativo meccanismo diffusorio è già di per sé potenzialmente idoneo, ovvero integra il pericolo concreto di diffusione anche tra i pedofili.

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