Merce rubata nascosta sotto la felpa: esclusa l’aggravante dell’uso di mezzo fraudolento

La vicenda si era così svolta: l’imputato si era impossessato di un paio di scarpe da ginnastica, sottraendole dal punto vendita calzature,  e dopo averle occultate nella felpa che aveva indosso aveva oltrepassato la barriera anitaccheggio facendo scattare l’allarme; si era quindi dato alla fuga, ma notato da un Carabiniere, libero dal servizio, che si trovava in abiti civili nel centro commericiale, è stato poi bloccato, arrestato e condannato per il reato di furto con l’aggravante di aver commesso il fatto con mezzo fraudolento alla pena di mesi otto di reclusione ed euro 200,00 di multa.

La Suprema Corte ha escluso però che l’occultamento della merce rubata al di sotto di un comune capo di abbigliamento sia idoneo ex se ad integrare l’aggravante in parola, e ciò alla luce del principio enunciato  dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 40354 del 18.07.2013 secondo cui: «l’aggravante dell’uso di mezzo fraudolento di cui all’art. 625, comma primo, n. 2, cod. pen. delinea una condotta, posta in essere nel corso dell’iter criminoso, dotata di marcata efficienza offensiva e caratterizzata da insidiosità, astuzia, scaltrezza; volta a sorprendere la contraria volontà del detentore ed a vanificare le difese che questi ha apprestato a difesa della cosa. Tale insidiosa, rimarcata efficienza offensiva non si configura nel mero occultamento sulla persona o nella borsa di merce esposta in un esercizio di vendita a self service, trattandosi di banale, ordinario accorgimento che non vulnera in modo apprezzabile le difese apprestate a difesa del bene».

Nella condotta fraudolenta deve dunque individuarsi un tratto specializzante rispetto alle modalità ordinarie di furto, costituito da maggiore gravità a causa delle peculiari modalità con le quali vengono aggirati i mezzi di tutela apprestati dal possessore del bene. L’azione deve pertanto essere caratterizzata da scaltrezza e astuzia.

Nel caso specifico, la Corte ha ritenuto di tutta evidenza che il comportamento dell’imputato, consistito nel mero nascondimento della merce sulla persona, all’interno di un ordinario indumento non concreta la frode tipica, non essendo emerso che si trattasse di indumento appositamente realizzato per agevolare l’occultamento della merce rubata.

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