La prescrizione del reato, art. 157 codice penale

Tra le cause di estinzione del reato previste dal nostro codice penale, rientra l’istituto della prescrizione, peraltro sempre rinunciabile dall’imputato, che collega l’effetto estintivo del reato al decorso del tempo prescritto dalla legge senza che sia intervenuta una sentenza di condanna irrevocabile.

La ratio della prescrizione va rinvenuta nell’affievolimento dell’interesse dello Stato ad attuare la pretesa punitiva nei confronti del reo quando sia trascorso un considerevole lasso di tempo determinato dal legislatore in relazione alla gravità del reato.

L’istituto in questione è stato oggetto di profonde modifiche ad opera della legge 5 dicembre 2005 n.251, anche nota come “legge ex-Cirielli”.

A norma dell’art. 158 comma 1 c.p., il termine della prescrizione inizia a decorrere dal giorno della consumazione per il reato consumato, dal giorno in cui è cessata l’attività criminosa nel caso del delitto tentato, dal giorno in cui è cessata la permanenza per il reato permanente. Se è prevista una condizione obbiettiva di punibilità (ex. Art. 44 c.p.) la prescrizione decorre dal giorno in cui si è verificata la condizione.

In riferimento al tempo necessario a prescrivere, il legislatore ha scelto di applicare il criterio che equipara il tempo necessario al massimo della pena edittale stabilita dalla legge per ogni reato. Più precisamente l’art. 157 c.p. prevede che il reato sia estinto decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque decorso un tempo non inferiore a sei anni in caso di delitto, a quattro anni in caso di contravvenzione. Quando per il reato la legge stabilisce congiuntamente o alternativamente la pena detentiva e quella pecuniaria, per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo soltanto alla pena detentiva: la pena pecuniaria non deve dunque mai essere presa in considerazione.

Il codice penale prevede tre eccezioni alla regola generale appena descritta:

  1. quando per il reato è prevista dalla legge una pena diversa da quella detentiva e da quella pecuniaria, il tempo necessario a prescrivere è di tre anni;
  2. i termini di prescrizione sono raddoppiati per alcuni reati: si tratta di delitti di grave allarme sociale quali ad esempio omicidio colposo aggravato e plurimo, riduzione e mantenimento in schiavitù, associazione di tipo mafioso, maltrattamenti in famiglia, prostituzione minorile;
  3. sono imprescrittibili i reati per cui la legge stabilisce la pena dell’ergastolo, anche quando essa derivi dall’applicazione di circostanze aggravanti.

Nella determinazione del tempo necessario a prescrivere, l’art. 157 c.p. Stabilisce che non si debba tenere conto delle eventuali circostanze attenuanti o aggravanti, a meno che la legge non stabilisca una pena di specie diversa da quella ordinaria o si tratti di circostanze aggravanti a effetto speciale.

Il corso della prescrizione è sospeso al verificarsi delle circostanze previste dall’art. 159 c.p. (tra cui il caso in cui il procedimento penale sia sospeso per ragioni di impedimento delle parti o dei difensori). Il verificarsi di una causa di sospensione apre una parentesi destinata a chiudersi con il venir meno della causa medesima. Il periodo di tempo compreso tra le due parentesi non si computa ai fine della prescrizione, mentre quello antecedente e quello successivo dovranno essere sommati ai fini della determinazione del tempo necessario a prescrivere.

La disciplina dell’interruzione del corso della prescrizione è invece stabilita dall’art. 160 c.p. In presenza di uno degli atti interruttivi elencati, la prescrizione sarà interrotta, e inizierà a decorrere un nuovo termine di prescrizione dal giorno dell’interruzione, restando privo di effetti il tempo antecedentemente trascorso.

Il comma terzo dell’art. 160 c.p. stabilisce però un limite invalicabile in presenza di più atti interruttivi: in nessun caso, infatti, l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere, della metà nei casi di cui all’articolo 99 secondo comma c.p. (recidiva aggravata: specifica e infraquinquennale),di due terzi nel caso di cui all’articolo 99 quarto comma (recidiva reiterata), e del doppio nel caso di persona dichiarata delinquente abituale o professionale.

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