Evasione: soglie di punibilità triplicate. Da oggi in vigore la depenalizzazione (parziale) dei reati tributari

Ecco le principali novità introdotte che modificano la disciplina dei reati tributari di cui al d.lgs. n. 74/2000:

All’art. 4 d.lgs. n. 74/2000 (dichiarazione infedele) la riforma interviene triplicando la soglia di punibilità (da 50.000 a 150.000 euro), ed elevando da due a tre milioni di euro la soglia del valore degli elementi attivi sottratti all’imposizione.

All’art. 5 d.lgs. n. 74/2000, (omessa dichiarazione) la soglia di punibilità è elevata da 30.0000 a 50.000 euro. Viene però, in questo caso, aggravato il trattamento sanzionatorio, che da un anno a tre anni di reclusione passa da un anno e sei mesi a 4 anni di reclusione. Viene anche introdotto il comma 1-bis che punisce (con la medesima pena) l’omessa dichiarazione di sostituto d’imposta quando l’ammontare delle ritenute non versate è superiore a 50.000 euro.

All’art. 10-bis d.lgs. n. 74/2000 (omesso versamento di ritenute dovute o certificate) la soglia di punibilità viene anche in questo caso triplicata, passando da 50.000 a 150.000 euro, per ciascun periodo d’imposta.

L’art. 10-ter d.lgs. n. 74/2000 (omesso versamento di iva) prevede ora una soglia di punibilità decisamente più alta, giungendo addirittura a 250.000 euro per ciascun periodo d’imposta, rispetto alla precedente previsione di “soli” 50.000 euro.

All’art. 13 d.lgs. n. 74/2000 vengono introdotti speciali istituti premiali in caso di ravvedimento operoso. In particolare la riforma prevede che l’estinzione del debito tributario sia ora una causa di non punibilità:
a) per i reati di cui agli artt. 10-bis ( omesso versamento di ritenute dovute o certificate), 10-ter (omesso versamento di iva) e 10-quater co. 1 (indebita compensazione), se avviene prima dell’apertura del dibattimento di primo grado;

b) per i reati di cui agli artt. 4 (dichiarazione infedele) e 5( omessa dichiarazione), se il ravvedimento operoso o la presentazione della dichiarazione omessa intervengano prima che l’autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali.

Viene poi inserito un nuovo art. 13-bis d.lgs. n. 74/2000(rubricato “circostanze del reato”) in base al quale:

– l’integrale pagamento degli importi dovuti, fuori dei casi di non punibilità di cui sopra, rileva ai fini della concessione di una diminuzione di pena fino alla metà (comma 1);

– il riconoscimento di tale circostanza attenuante è presupposto necessario per l’applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 c.p.p. (comma 2);

– se il reato è commesso dal correo nell’esercizio dell’attività di intermediazione fiscale, attraverso l’elaborazione di modelli seriali di evasione fiscale, le pene stabilite per i delitti di cui al Titolo II del d.lgs. 74/2000 vengono aumentate della metà.

Evidenti le immediate ricadute della riforma, apprezzabili già nei prossimi giorni nelle aule dei tribunali di tutta Italia. Le aspettative di tutti gli evasori di somme superiori alla soglia precedente, ma inferiori alla nuova, non sono state infatti disattese: in virtù di tale parziale depenalizzazione, qualora non siano già stati condannati con sentenza definitiva, andranno ora tutti assolti perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato ex art. 530 co. 1 c.p.p.
Qualora invece la sentenza di condanna sia già passata in giudicato, potranno ora richiedere al giudice dell’esecuzione la revoca della stessa ex art. 673 c.p.p., con conseguente cessazione dell’esecuzione della pena principale, delle pene accessorie e degli altri effetti penali della condanna.

Post Navigation