Cassazione: tenuità del fatto retroattiva, va applicata anche ai procedimenti in corso

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15499 della Terza sezione penale, primissima pronuncia della Suprema Corte sulla nuova causa di non punibilità entrata in vigore il 2 aprile, ha affermato che la nuova disposizione di cui all’art. 131 bis cod. pen., introdotta dal d. lgs. 28/2015, deve essere ritenuta applicabile anche ai procedimenti in corso al momento della sua entrata in vigore.

La natura sostanziale dell’istituto di nuova introduzione implica, infatti, la vigenza del principio di retroattività della legge più favorevole, così come stabilito dall’art. 2 comma 4 cod. pen.

La Corte ha anche ritenuto la questione sulla particolare tenuità del fatto proponibile nel giudizio di legittimità, tenuto conto il dettato normativo dell’art. 609 comma 2 cod. proc. pen, laddove la stessa non sia stata possibile dedurla in grado di appello.

Rilevato però che l’applicabilità dell’art. 131 bis cod. pen. presuppone valutazioni di merito, oltre che la necessaria interlocuzione dei soggetti interessati, ne consegue che nel giudizio di legittimità, dovrà preventivamente verificarsi la sussistenza, in astratto, delle condizioni di applicabilità del nuovo istituto, procedendo poi, in caso di valutazione positiva, all’annullamento della sentenza impugnata con rinvio al giudice di merito affinché valuti se dichiarare il fatto non punibile.

Nell’effettuare tale apprezzamento, il giudice di legittimità non potrà che basarsi su quanto emerso nel corso del giudizio di merito tenendo conto, in modo particolare, della eventuale presenza nella motivazione del provvedimento impugnato, di giudizi già espressi che abbiano pacificamente escluso la particolare tenuità del fatto, riguardando, la non punibilità, soltanto quei comportamenti (non abituali) che, sebbene non inoffensivi, in presenza dei presupposti normativamente indicati risultino di così modesto rilievo da non ritenersi meritevoli di ulteriore considerazione in sede penale.

Sulla base di tali considerazioni, il Collegio, ha rilevato che, nello specifico provvedimento impugnato, emergono plurimi dati chiaramente indicativi di un apprezzamento sulla gravità dei fatti addebitati al ricorrente tali da ritenere non astrattamente configurabili i presupposti per la richiesta di applicazione dell’art. 131 bis cod. pen.

La Corte territoriale autrice della sentenza impugnata, ha infatti ritenuto pienamente giustificata l’irrogazione di una pena nella misura superiore al minimo, il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la non reiterazione dei benefici di legge, operando quindi una valutazione che esclude a priori ogni successiva valutazione in termini di particolare tenuità dell’offesa.

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