Carceri: una cella per non fumatori grazie

Il Magistrato di Sorveglianza di Cosenza aveva respinto il reclamo generico proposto ai sensi dell’art. 35 ordinamento penitenziario con il quale il detenuto lamentava, tra le altre doglianze, l’insufficienza dello spazio vitale in cella e la fittizia distinzione tra celle fumatori e non fumatori.

Avverso detto provvedimento il detenuto ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata risposta ad alcune delle doglianze e, pertanto, l’incompletezza del provvedimento.

la Suprema Corte ha ritenuto il ricorso  in parte fondato, con riferimento alle doglianze relative all’insufficiente spazio vitale in cella e alle celle non fumatori, giudicando le risposte fornite nel provvedimento impugnato non adeguate.

Il giudice del reclamo è chiamato infatti ad accertare e valutare in concreto le condizioni di fatto della carcerazione; e tale valutazione deve essere operata esclusivamente alla stregua dei canoni e degli standard giurisprudenziali. Va ricordata la sentenza CEDU dell’8 gennaio 2013, caso Torreggiani, circa la determinazione dello spazio minimo intramurario da garantire a ogni detenuto, parametro oggi di riferimento rispetto ad una disciplina normativa obbiettivamente carente. La corrispondente disposizione dell’art. 6 dell’ordinamento penitenziario, infatti, non contiene alcuno standard o parametro metrico in ordine alle dimensioni dei locali destinati al soggiorno dei detenuti e delle celle di pernottamento.

Ritenuto pertanto inadeguato il provvedimento impugnato che si limitava ad affermare che la camera detentiva è “..in linea con quanto prescritto dalla legge..” senza precisare qual’è la sua superficie di rapporto al numero delle persone che la occupano.

A medesime conclusioni è giunta la Corte per la risposta fornita nel provvedimento impugnato alla richiesta del detenuto di essere allocato in una cella per non fumatori : il Magistrato di Sorveglianza doveva valutare concretamente il reclamo posto che anche tale aspetto è indubbiamente correlato alla tutela del diritto alla salute.

Per tali ragioni la Suprema Corte ha annullato l’ordinanza impugnata, relativamente al punto sull’allocazione del detenuto, con rinvio per nuovo esame al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza.

   

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