Immigrazione: il diritto di essere ascoltati

Con la sentenza 11 dicembre 2014 – Causa C-249/13 la Corte ha rilevato anzitutto che il diritto di essere ascoltato, prima dell’adozione di una decisione di rimpatrio, ha la finalità di consentire all’interessato di manifestare il proprio punto di vista sulla regolarità del suo soggiorno o sull’eventuale applicabilità delle eccezioni prevista dalla direttiva all’articolo 6.

Nell’eventualità in cui si fosse in presenza di minori, poi, la pronuncia afferma che le autorità nazionali devono tener conto dell’interesse del bambino, della vita familiare e delle condizioni di salute del cittadino richiedente nonché rispettare il principio di non respingimento.

Le autorità nazionali devono anche consentire all’interessato di manifestare il proprio punto di vista sulle modalità di rimpatrio, ovvero sul termine per la partenza e sul carattere volontario o coercitivo della stessa.

Per contro, la Corte afferma che l’autorità nazionale non ha l’obbligo di avvertire il cittadino di un paese terzo il cui soggiorno sia irregolare, prima dell’audizione organizzata in vista di detta adozione, del fatto che essa prevede di adottare nei suoi confronti una decisione di rimpatrio, di comunicarli gli elementi su cui intende fondare la stessa decisione ovvero di concedergli un periodo di riflessione prima di ricevere le sue osservazioni. La direttiva non prevede infatti per tali fasi il contraddittorio. È quindi sufficiente che l’interessato abbia la la possibilità di manifestare, utilmente ed efficacemente, il proprio punto di vista in merito all’irregolarità del suo soggiorno e ai motivi che possono giustificare, in forza del diritto nazionale, che la stessa autorità si astenga dall’adottare una decisione di rimpatrio. Deve però senz’altro ammettersi un’eccezione qualora il cittadino non possa ragionevolmente prevedere gli elementi che potrebbero essere posti a suo carico o possa obiettivamente contestarli solo dopo aver effettuato talune verifiche o adempimenti in vista, in particolare, dell’ottenimento di documenti giustificativi.

La Corte ha poi precisato che il diritto di essere ascoltato non include anche il diritto di usufruire dell’assistenza di un legale durante l’audizione rilevando che il diritto all’assistenza legale è previsto all’articolo 13 di detta direttiva unicamente dopo l’adozione di una decisione di rimpatrio e soltanto nell’ambito di un ricorso per chiederne la revisione davanti all’autorità competente. Ciò nonostante la Corte riconosce al cittadino di un paese terzo in soggiorno irregolare la facoltà di ricorrere ad un legale per farsi assistere nel corso della audizione, purché l’esercizio di tale diritto non pregiudichi il regolare svolgimento della procedura di rimpatrio e non comprometta l’efficace attuazione della direttiva. della suddetta assistenza dovrà farsene carico direttamente l’interessato a proprie spese, non essendo previsto l’obbligo per gli Stati membri di assumerne l’onore nell’ambito del gratuito patrocinio.

Si ricorda che le decisioni di rimpatrio possono sempre essere oggetto di ricorso davanti all’autorità nazionale competente.

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