il silenzio inadempimento della p.a.

 
Con l’espressione “silenzio della Pubblica Amministrazione” si indica quel comportamento inerte che si manifesta nelle ipotesi in cui l’Amministrazione, nonostante il decorso del tempo, non risponde espressamente ad una richiesta da parte del privato.

L’inattività della Pubblica Amministrazione rappresenta un illecito di tipo omissivo solo quando sussiste un obbligo giuridico di provvedere a fronte dell’istanza del privato, ovvero quando all’Amministrazione destinataria della richiesta viene attribuita in via esclusiva dalla legge una pubblica funzione, esercitata mediante avvio di un procedimento amministrativo volto all’adozione di un un provvedimento autoritativo.

Contro tale omissione il codice del processo amministrativo, agli articoli 31 e 117, prevede il cosidetto giudizio sul silenzio inadempimento (o rifiuto) avente ad oggetto, per l’appunto, l’accertamento dell’illegittimità del silenzio serbato dall’Amministrazione sull’istanza che le è stata presentata e sulla quale doveva provvedere.

Il primo comma dell’art. 31 del codice prevede che “decorsi i termini per la conclusione del procedimento amministrativo, chi vi ha interesse può chiedere l’accertamento dell’obbligo dell’Amministrazione di provvedere“. Il secondo comma della citata norma prevede poi che “l’azione può essere proposta fintanto che perdura l’inadempimento e, comunque, non oltre un anno dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento“.

Tale disposizione stabilisce dunque che l’azione contro il silenzio dell’Amministrazione può essere proposta solo finché perdura l’inadempimento e cioè fino a quando l’Amministrazione non ha (anche se tardivamente) provveduto, non avendo la legge assegnato al silenzio il significato di accoglimento o di rigetto della domanda.

Tuttavia, per evitare una indefinita protrazione della possibilità di proporre la relativa azione davanti al tribunale amministrativo territorialmente competente, è stato previsto il termine massimo di un anno entro il quale deve essere contestata l’inerzia illegittima dell’Amministrazione.

Decorso tale termine il privato, se ha ancora interesse ad ottenere una pronuncia dall’Amministrazione, può soltanto rivolgere alla stessa una nuova istanza ed eventualmente, se l’Amministrazione non provvede nel termine procedimentale assegnato, potrà solo impugnare tempestivamente il nuovo silenzio inadempimento formatosi.

Il ricorso, è deciso dal tribunale amministrativo con sentenza in forma semplificata e, in caso di accoglimento, prevede per la Pubblica Amministrazione inadempiente l’obbligo a provvedere entro un termine solitamente non è superiore ai 30 giorni.

Infine, nelle ipotesi di inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento graverà in capo all’Amministrazione una responsabilità suscettibile di richiesta di risarcimento danni così come previsto dall’articolo 2 bis della Legge 241/1990, secondo cui “Le Pubbliche Amministrazioni  sono tenute al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento“.

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